Ritorno al nucleare? Ci mancava solo questo!
Nel 1959 venne stipulato un accordo tra Organizzazione mondiale dellasanità (OMS) e Agenzia internazionale per l’Energia Atomica (AIEA), noto come risoluzione WHA 12.40 che nella sostanza vincola le azioni dell’OMS alle decisioni dell’Agenzia internazionale per l’Energia Atomica, per cui nessun rapporto sugli effetti sanitari del nucleare può essere pubblicato senza l’avallo dell’AIEA. Questo fatto ha condizionato negativamente la ricerca scientifica corretta sugli effetti nocivi del nucleare fino a negare l’evidenza…
CI DICONO CHE E’ SICURO…
In realtà milioni di persone pagano ancora, in termini di salute, le conseguenze dell’incidente nucleare di Chernobyl; per non considerare l’incremento di radioattività ambientale conseguente a tutti gli altri incidenti che si sono verificati negli ultimi decenni, la maggior parte dei quali occultati all’opinione pubblica. Molti sono recenti. Per esempio, in Francia, solo nel 2008 si sono verificati 3 incidenti importanti (due a Tricastin ed uno a Romans sur l’Isère). Recenti studi documentano un incremento nell’incidenza di neoplasie (soprattutto leucemie infantili) nella vicinanza di centrali nucleari, anche in assenza di incidenti (documentati o riconosciuti).
D’altra parte, se il nucleare è così sicuro come dicono, come mai è stata stabilita per legge una “compensazione economica” per i territori ospitanti le centrali nucleari?. E se è così sicuro, come mai nessuna compagnia assicurativa è disposta a coprire il rischio?
CI DICONO CHE CONVIENE ECONOMICAMENTE
Il costo dell’energia elettrica prodotta da nucleare è MOLTO difficile da colcolare. Le voci da considerare sono tante, la progettazione e la costruzione dell’impianto, la gestione di una struttura così complessa, l’acquisto dell’uranio e il suo processo di arricchimento, lo smaltimento deglia impianti a termine della loro vita produttiva (decommissioning), la gestione delle scorie radiottive l’assicurazione verso eventuali incidenti.
Due importanti istituzioni Americane si sono così espresse:
- La Energy Information Administration (EIA) sezione del dipartimento USA per l’energia, calcola che 1MW prodotto da nucleare costi più di quello prodotto da carbone e gas e solo poco meno di quello prodotto da eolico.
- Il MIT di Boston al termine di un dettagliato rapporto (the future of nuclear power) conclude che “in un mercato libero l’energia nucleare non è attualmente competitiva da un punto di vista economico. Infatti in tutto il mondo da 30 anni nessun privato investe nel nucleare senza sovvenzioni statali.
CI DICONO CHE SERVIRA’ A RIDURRE LE EMISSIONI DI CO2
Non si può negare che una volta che un reattore nucleare è entrato in funzione, la produzione di energia elettrica avviene senza emissioni di CO2 in atmosfera, con un risultato da questo punto di vista certamente migliore del petrolio, del carbone e del gas naturale.
Tuttavia l’energia nucleare non è realmente carbon free.
La costruzione degli impianti nucleari (strutture tecnologicamente molto complesse) e l’estrazione dell’uranio nelle miniere richiedono un elevato utilizzo di energia, in genere proveniente da carbone e petrolio. Bisogna inoltre considerare la preparazione del combustibile: l’uranio va estratto dalla roccia, deve subire un processo di arricchimento, quindi il tutto viene assemblato in barre. Tutti questi processi richiedono grandi quantità di energia, in genere da fonti fossili e quindi con emissione di CO2. E’ stato calcolato che per ogni 1000 KWh di energia elettrica prodotta da nucleare si consumano 200 KWh di energia proveniente da idrocarburi.
Ammesso anche che l’energia nucleare possa effettivamente ridurre le emissione in atmosfera, è comunque legittimo dubitare dell’utilità di impianti che non entreranno in funzione prima del 2020. La vera alternativa ai combustibili fossili sono perciò le energie rinnovabili. Ma non illudiamoci: visti gli alti costi del nucleare, se il nostro paese farà questa scelta, è molto improbabile che riesca ad investire somme significative nelle energie alternative e in un serio programma di efficienza energetica.
CI DICONO CHE L’URANIO SI TROVA AL SUPERMERCATO
La fonte energetica primaria della tecnologia nucleare è l’Uranio 235. questo isotopo è presente per lo 0,7 % nell’Uranio che si trova in natura; la parte restante è l’isotopo 238 che deve subire un processo di arricchimento per poter essere utilizzato nelle centrali.
Un grammo di Uranio si ottiene da 7 tonnellate di minerale estratto da miniera.
Non è una fonte rinnovabile, e per alcuni si esaurirà anche prima del petrolio.
Il 58 % dell’Uranio si trova in Australia, Canada e Kazakhstan.
Negli ultimi anni il costo è aumentato dell’800 %.
CI DICONO CHE IL PROBLEMA DELLE SCORIE E’ FACILMENTE RISOVILBILE
“Prima di costruire nuove centrali nucleari, occorre trovare una soluzione reale al problema delle scorie.” (Margherita Hack)
Esistono 3 tipi di scorie
- Bassa e Media attività : derivanti da ospedali e da centri di ricerca, tempo di decadimento centinaia di anni.
- Alta attività : derivanti dalle centrali nucleari, tempo di decadimento da almeno 100.000 anni a milioni di anni.
Dopo l’uso in reattori, si ottiene il “combustibile esaurito” che è estremamente più pericoloso e radiotossico dell’uranio di partenza.
Oggi, le scorie ad alta pericolosità sono in Italia circa 8.000 m3 (1 palazzo di 30 appartamenti di 100mq ciascuno), le scorie a media e bassa pericolosità sono 35.000 m3 (4 palazzi di 30 appartamenti di 100mq ciascuno). (box con uomo e palazzo 5 piani)
Depositi
L’EU ha dato precise indicazioni sullo stoccaggio delle scorie, cioè in depositi geofisici sicuri.
Attualmente in nessun paese del mondo sono stati allestiti siti idonei (America e Finlandia)
La soluzione che si utilizza principalmente è il deposito delle scorie presso gli impianti stessi in attesa di soluzioni più durature.
Energie rinnovabili
Energia eolica
È il prodotto della conversione dell’energia cinetica del vento in altre forme di energia (elettrica o meccanica).
Verso la fine del 2009, la capacità di generazione mondiale degli aerogeneratori era di 157,9 gigawatt[1], pari al 1,5% dell’elettricità consumata nel mondo[1][2] e sta crescendo rapidamente, notandosi un raddoppio nei tre anni tra il 2005 e il 2008.
L’energia eolica è una fonte attraente, come alternativa al combustibile fossile, dal momento che è abbondante, rinnovabile, ampiamente distribuita, pulita e praticamente non produce gas a effetto serra (se non durante la produzione di componenti base, come le pale in alluminio).
Capacità mondiale installata e previsioni 1997-2010[5].
La nuova potenza installata in Italia è stata di 1100 megawatt (dato aggiornato al 14-3-210). Il costo di installazione è di circa 1,5 euro per watt[18].
Gli impianti eolici consentono grosse economie di scala, che abbattono il costo del KW/h elettrico. Sono totalmente reversibili (bassi costi di smantellamento, ripristino ambientale preesistente e assenza di alterazioni permanenti del paesaggio), diversamente da altre tipologie di centrali elettriche come termoelettrico, nucleare e idroelettrico, il cui impatto ambientale, sia estetico sia ecologico, è di fatto irreversibile per gli alti costi (dighe, impianti nucleari) e per i tempi lunghi (scorie radioattive).
Energia solare
Può essere utilizzata per generare elettricità (fotovoltaico) o per generare calore (solare termico). Sono tre le tecnologie principali per trasformare in energia sfruttabile l’energia del sole: il pannello solare termico, quello a concentrazione e quello fotovoltaico.
Molte speranze si possono ragionevolmente riporre nel fotovoltaico se integrato con gli altri sistemi di energia rinnovabile (energia eolica, energia delle maree e energia da biomassa) nella sostituzione graduale delle energie fossili, in via di esaurimento.
Il costo di installazione è di circa 5 euro per watt)[18]. Gli impianti sono costosi, ma i costi elevati sono dovuti anche ad una scarsa diffusione della tecnologia e quindi ad una produzione degli impianti ancora semi artigianale e non organizzata in grandi catene automatizzate.
L’energia geotermica
È una forma di energia sfruttabile che deriva dal calore presente negli strati più profondi della crosta terrestre; oggi costituisce meno dell’1% della produzione mondiale di energia[3].
La geotermia consente di trarre dalle forze naturali una grande quantità di energia rinnovabile e pulita. Queste centrali inoltre non comportano un danno all’ambiente, poiché considerate non inquinanti. Un ulteriore vantaggio è il possibile riciclaggio degli scarti, favorendo il risparmio. La trivellazione è il costo maggiore; nel 2005 l’energia geotermica costava fra i 50 e i 150 euro per MWh, ma si prevede che tale costo scenda a 40-80 euro per MWh nel 2020.[4]
energia marina
L’energia presente nei mari e negli oceani può essere estratta con diverse tecnologie: correnti, onde, maree, termico e salino.
L’ammontare delle risorse energetiche oceaniche è stimato [2] essere di:
• 2.000 TWh/anno dal salino
• 10.000 TWh/anno dal termico
• 800 TWh/anno dalle maree
• 8.000 – 80.000 TWh/anno dalle onde
Questo potenziale teorico è svariate volte più grande del fabbisogno elettrico globale.
Per saperne di più
Nucleare: se lo conosci lo eviti
Una battaglia per il diritto al futuro di Marco Bersani
Ed Alegre, 2009
La menzogna nucleare
Un’inchiesta di Giulietto Chiesa, Guido Cosenza, Luigi Sertorio.
Ponte alle Grazie, 2010
Il potere nucleare. Storia di una follia da Hiroshima al 2015
di Manlio Dinucci
Fazi Ed, 2003
L’ Italia torna al nucleare. I costi, i rischi, le bugie
di Angelo Baracca
Ed Jaca Book, 2008
Documenti da scaricare
- Il volantino di questo articolo in formato PDF
- I costi del nucleare (formato .doc)
- Il nucleare ci aiuta a ridurre le emissioni di co2? (formato .doc)
- Le falsità sul nucleare (formato pdf)
- Glossario dei Termini Nucleari
- Un’Italia al sapor… di nucleare di Angelo Baracca
- Nucleare: dieci domande e dieci risposte di Mario Agostinelli
- Il nuovo incubo nucleare: militare e … “civile” di Angelo Baracca
- NO AL NUCLEARE SI ALLE ALTERNATIVE: ISTRUZIONI PER L’USO Di Mario Agostinelli
- I costi del nucleare
- Dossier sul nucleare e non solo di Carlo Oliveri










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